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Inversioni termiche e nebbie

Inversioni termiche e nebbie
E' noto che salendo in quota la temperatura scende; ma questa regola ha le sue eccezioni, e può capitarci di osservare, durante un’escursione in montagna, che in uno strato d'aria dello spessore da pochi metri fino a qualche centinaio la temperatura sale.
La causa più comune é un forte irraggiamento termico notturno. A causa del cielo sereno, durante la notte si produce un forte raffreddamento del suolo che a sua volta raffredda il sottile strato d’aria a contatto con esso. Se l’umidità é sufficientemente elevata e la temperatura dell’aria diminuisce oltre la temperatura di rugiada si ha la condensazione e quindi la formazione di nebbia.
Più in alto, lontano dal suolo l’aria rimane calda. Questa situazione é caratteristica delle pianure, famose le nebbie della pianura padano-veneta, e spesso l’alpinista osserva dall’alto la penetrazione di queste nebbie nella parte inferiore delle valli.
Un fattore importante che è responsabile dell’inversione termica è rappresentato dalla capacità termica dei diversi corpi: terra, roccia, acqua, terreno erboso, sabbia, ecc. ognuno di questi materiali si comporta differentemente rispetto all'energia ricevuta dal Sole. Sostanzialmente terra e acqua possiedono una diversa capacità termica. Se immaginiamo una superficie, per metà costituita da terra e per metà costituita da acqua, noteremo che benchè colpiti dalla medesima quantità di energia solare, il calore viene incamerato con modalità differenti. La terra si riscalda molto rapidamente. Dal sorgere del Sole, la temperatura delle superfici rocciose subisce un'impennata.
Analogamente avviene con il tramonto. La roccia si raffredda con la stessa rapidità con cui era avvenuto il riscaldamento. Invece il mare ha un andamento molto meno brusco, poiché la sua capacità termica è differente. Esso, infatti, si riscalda molto lentamente sotto l'incalzare dei raggi solari, e conseguentemente cede molto lentamente il calore incamerato. Da questo diverso comportamento rispetto al calore, deriva che l'aria vicina al suolo, risentendo del raffreddamento del suolo, finisce per essere più fredda di quella posta negli strati superiori.
In condizioni di cielo sereno, dopo il tramonto il suolo e gli strati d’aria immediatamente sovrastanti si raffreddano rapidamente; l’aria fredda è più densa e pesante rispetto a quella calda, e tende così a fluire verso il basso e a raccogliersi in pianura, nei fondovalle, nelle conche e depressioni anche in quota; in condizioni anticicloniche l’assenza di rimescolamento dell’aria favorisce la formazione di uno strato più freddo a bassa quota. Durante l’estate la radiazione solare è sufficiente a dissipare l’inversione già nelle prime ore del mattino, mentre in inverno questa tende a mantenersi e a perdurare tutto il giorno e anche per più giorni consecutivi se non intervengono perturbazioni o rinforzi del vento. L’inversione al suolo è riconoscibile visivamente per la formazione, soprattutto nella stagione autunnale-invernale, di uno strato di foschia, caligine o nebbia la cui persistenza è favorita dall’assenza di movimenti verticali delle masse d’aria attraverso l’inversione; è questa la situazione più favorevole all’accumulo di sostanze inquinanti in prossimità dei grandi centri urbani
Un’altra causa d’inversione termica e di nebbie conseguenti è invece tipica della montagna. Quando non vi sono venti e l’atmosfera é in stato di quiete, l’aria fredda, notoriamente più pesante, si raccoglie nella notte nei fondovalle e nelle conche. Durante i mesi autunnali e invernali il calore del sole non é sufficiente a scaldare i fondovalle e di conseguenza far salire l’aria fredda e umida, per cui questa ristagna in fondo alla valle anche per tutto il giorno e di conseguenza la nebbia non si dissipa. In questa situazione é più freddo il fondovalle delle vette, le quali godono dell’irraggiamento solare per tutto il giorno. In inverno é facile trovare i fondovalle ancora innevati e i pendii soleggiati in quota completamente spogli. Questo fenomeno è la spiegazione degli insediamenti di pendio dei villaggi che incontriamo nelle valli delle Alpi.
Nell’immagine a soprastante e' ben visibile il fenomeno della nebbia, l'inversione termica avviene a 150 metri e vi sono 5 gradi di differenza dal suolo, la nebbia non supera l'inversione termica. Nelle pianure molto umide, sui laghi o lungo i fiumi si possono avere inversioni termiche ad un solo metro di altezza con strati di nebbia sottilissima. La nebbia e la foschia si possono considerare come delle vere e proprie nubi al suolo. Vediamo le loro definizioni: nebbia: sospensione di piccolissime (pressoché microscopiche) goccioline di acqua in prossimità del suolo, tale da ridurre, per convenzione internazionale, la visibilità orizzontale a meno di 1 Chilometro. foschia: sospensione nell’atmosfera di goccioline d’acqua microscopiche abbastanza disperse in modo da consentire una visibilità orizzontale superiore a 1 Chilometro.
Se l’inversione termica si forma in quota, la sua presenza influenza direttamente le nubi (immagine soprastante). La formazione di un’inversione termica in quota può essere causata da uno scorrimento di aria calda sopra ad uno strato freddo: in questo caso si ha la formazione di uno strato di nubi le cui sommità non supereranno mai l'inversione termica. Si possono avere anche più inversioni termiche, sviluppate in altezza, ciascuna con il suo strato di nubi

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